Coronavirus, Gismondo: «Ha fatto emergere interessi economici non chiari in movimento e ombre»

«Non possiamo dire se ci sarà una nuova ondata» di coronavirus, «ma possiamo immaginare che non sarà mai più come a marzo e aprile perché ora siamo più preparati, conosciamo meglio il virus, abbiamo armi terapeutiche. Non siamo più l’Italia di febbraio 2020».
Questa l’analisi di Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano.
«Nell’era post Covid-19 nulla sarà come prima. Il mio invito è: prepariamoci, senza panico, per la stagione influenzale, quando ci troveremo davanti a persone con sintomi e dovremo distinguere se si tratta di Covid oppure no. Per allora dovremo avere in casa test che in meno di un’ora ci dicono se è influenza o Sars-Cov-2, e danno un responso per diversi agenti respiratori. Oppure rischiamo di intasare di nuovo i pronto soccorso e, se c’è un positivo, si creeranno focolai», ha detto Gismondo all’Adnkronos Salute.
Secondo la virologa l’emergenza Covid ha fatto emergere «interessi economici non chiari in movimento, ombre» e ha messo in luce «l’attuale crisi delle istituzioni internazionali. Ne abbiamo tante – Oms, Onu e molte altre – ma non hanno potere verso gli Stati membri, tutto ciò che viene detto rimane un puro consiglio di comportamento che si traduce spesso in niente».
«In un mondo che cambia precipitosamente, con la globalizzazione che porta a sfide mai avute, dobbiamo pretendere che vengano riviste le istituzioni internazionali perché diventino qualcosa di concreto, un cappello sovrastante le nazioni che dia la sicurezza di regole da rispettare tutti. Se tutti questi organi avessero lavorato davvero, non ci saremmo trovati impreparati a livello globale. Basti pensare che i comitati antipandemici non si riuniscono dal 2009. Noi avremmo bisogno di molta più Oms, nel senso di un’Organizzazione mondiale della sanità più chiara e autorevole», ha affermato Gismondo.
«È difficile che i politici investano in un futuro che non si sa se si verificherà mai. In realtà questo non ce lo possiamo permettere più, perché il pericolo di pandemie sarà sempre più frequente, con la globalizzazione e il clima che cambia. Se prima l’intervallo di tempo era di 30 anni ora è di 10. Dobbiamo prendere la lezione dura del coronavirus e trasformarla in opportunità per migliorare il futuro», ha detto ancora l’esperta.