Bollette, lavoro in smartworking? Il rovescio della medaglia: perché non conviene al professionista

Lo smartworking ha una certa incidenza sulle bollette: ecco perché lavorare da casa non conviene più al professionista.

La pandemia da Covid-19 ha cambiato totalmente le nostre abitudini, sia dal punto di vista della vita di tutti i giorni, sia dal punto di vista del lavoro. Tra le novità assolute che gli anni passati hanno portato in Italia (e non solo) è sicuramente la diffusione molto più ampia dello smart working: una pratica che fino a qualche anno fa era riservata ad alcuni lavoratori in casi eccezionali.

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Smart Working: una pessima notizia per le bollette (NotiziaPolitica.it)

Lo smart working, chiamato più correttamente remote working o semplicemente lavoro da casa, è una pratica che consiste nello svolgere la propria mansione lavorativa all’interno delle mura domestiche anziché in ufficio o qualsiasi altra sede lavorativa. Un’abitudine che, come abbiamo detto, si è diffusa a macchia d’olio durante la pandemia da Covid-19 che ha costretto tantissimi lavoratori a non poter uscire di casa. Il nome “smart working” deriva appunto dai dispositivi smart, come laptop e smartphone, che vengono utilizzati per svolgere lavori da casa.

Smart working e bollette: una correlazione che non farà piacere ai lavoratori

Lo smart working è una pratica che per molte persone, magari esterne al mondo del lavoro, potrebbe risultare esente da aspetti negativi, ma in realtà ci sono alcuni aspetti non proprio positivi riguardanti questa modalità di lavoro. Tra gli aspetti positivi c’è sicuramente la possibilità di evitarsi traffico e relative scocciature dell’uscire di casa, ma appunto c’è la comodità di lavorare al caldo dentro la propria casa in tutta tranquillità, magari stando vicino ai propri affetti famigliari e prendendosi più spesso delle pause.

Tra gli aspetti negativi c’è sicuramente la mancanza di rapporti interpersonali con gli altri colleghi, anche semplicemente per scambiarsi un’opinione su un determinato lavoro oppure collaborare a stretto contatto su un progetto. Negli ultimi tempi però è stato sottolineato un ulteriore aspetto negativo che sicuramente non farà piacere ai lavoratori professionisti.

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Smart working e bollette: una pessima notizia (NotiziaPolitica.it)

È stato effettuato una ricerca per capire quanto incide lo smart working sui consumi energetici e si è scoperto che chi lavora da casa ha un’incidenza maggiore a consumare di più. Questo perché banalmente quando si lavora in casa si tengono accese le luci per più tempo, soprattutto in inverno, si tengono accesi condizionatori o riscaldamenti, ci si cucina con i fornelli di casa e dunque si consuma il gas, si consuma corrente elettrica con i dispositivi e molto altro.

È stato stimato che i lavoratori in smart working spendono in media 290-330€ in più al mese in bollette rispetto a chi lavora in sede. Niente paura perché lo studio ha anche affermato che ci sono dei risparmi: i lavoratori in smart working, ad esempio, spendono meno in lavatrici, in carburante per l’automobile, per i mezzi pubblici e per eventuali pranzi e cene fuori.

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